LA FAZENDA DEI BOLLORI

Donna
Maria era il nome dell'avvenente rampolla di casa Fernandez.
Suo padre, il cinico e burbero proprietario della fazenda "De la concordia
y la moralidad de Santa Maria" era il più ricco latifondista del
mondo,e sognava per la sua bambina un marito nobile appartenente ad un casato
di suoi pari, come il giovane Armando de Gomera de Borbon y Aragon de Saragoza
çhetingoza, nato nel santo convento di Trinidad de la Concepsion nel
cuore di Madrid, poi emigrato nella Pampa.
La vita scorreva tranquilla nella prateria, ove la madre di donna Maria, Annunciapsion
Magdalena de la Casa del Sol Nasciente Olè (la figlia di donna Leandra)
la cresceva nel rispetto della religione, del pudore e del decoro.
A dispetto di ciò, da alcuni mesi ormai donna Maria si svegliava con
strani pruriti mentre il suo petto era madido per la sudorazone notturna.
La mattina da un po' di tempo amava rimirare allo specchio il suo corpo trasformato
e sbocciato col trascorrere dell'adolescenza. Oltre al candido viso, puro
e limpido, e ai riccioli biondi che le inondavano le spalle, contribuivano
alla sua bellezza un poderoso e statuario seno che svettava come il Macchupicchu
; morbidi glutei formosi ed invitanti, cosce tornite e vellutate, fianchi
sottili, pelle d'alabastro, bocca carnosa e ospitale; ma il suo vero orgoglio
era il dorato vello pubico, che cingeva come una corona il vero tesoro di
casa Fernandez.
Gli innumerevoli servi della fazenda "De la concordia e la moralidad
de Santa Maria", dimostravano uno spiccato affetto per il pur burbero
padrone, nonostante le ingiurie e le punizioni corporali cui erano soggetti
ogni giorno.
La notte, quando il padre frustava col gatto a nove code i servi disobbedienti,
donna Maria spiava il tutto con un certo compiacimento, avvertendo brividi
di un sadico piacere; ma subito, nella solitudine della sua cameretta ancora
cosparsa di balocchi, si puniva con strumenti particolari per i suoi cattivi
pensieri.
Un bel giorno ella si recò in calesse al paese accompagnata dalla madre
Annunciapsion Magdalena dela Casa del Sol Nasciente Olè (figlia di
donna Leandra) al mercato della sagra paesana (era infatti periodo di sagra),
dove si possono trovare:
-polipi vivi
-cefali morti
-aragoste che ancora si muovono
-cozze immobili e un po' vecchie
-stoffe rosse
-stoffe gialle
-stoffe blu
-stoffe indaco
-pere, mele, prugne, banane
-pane
-balocchi cibernetici
-cestini di vimini
-cucchiai
-vino rosso
-vino indaco
-catterpillar
-cavatappi col manico blu a forma di topo.
Dopo una spassosa e serena giornata di acquisti le due donne, con borse e
borse di stoffa color indaco (volevano infatti rifare le tende dell'ala "A"
del palazzo della servitù annesso alla Fazenda "De la concordia
y la moralidad de Santa Maria" che erano state mangiate dalla servitù
affamata dal padre), se ne tornarono a casa per la via secondaria che attraversa
la Pampa (tutta).
I sobbalzi dovuti alla tortuosità e dissestatezza stradale provocavano
nella giovane Donna Maria un piacere sublime e inaspettato. Mentre ella strofinava
le coscie per prolungare quella sorta di estasi conturbante, la madre notò
la sua eccessiva sudorazione e il suo sguardo assente e le domandò:
"Stai bene, cara?" Rispose annuendo Donna Maria con voce roca: "Ahhhhhh".
Nelle settimane che seguirono Donna Maria ripensava con un misto di fascino
e terrore ai cambiamenti che l'avevano cambiata. Dalla cucina ortaggi e legumi
continuavano a sparire, e mentre il padre attribuiva la colpa alla servitù
affamata, ben diversa era la profonda verità.
Giorni più tardi, ormai travolta da queste terribili ma piacevoli sensazioni
che la sconquassavano come una tempesta nella Pampa, ella decise, per ricreare
i tumultuosi sobbalzi del calesse, di darsi all'ippica. Si recò alle
scuderie che non vedeva da mesi, chiamando a gran voce Guanyto, il tenero
e ritorto vecchino che accudiva alle bestie ormai da una vita, aspettando
di vedere uscire dalle stalle la figura magrolina e patetica dell'esserino
tanto amato dal padre da far nascere uno scandalo.
"Guanyto!!" di nuovo ella gridò.
"E' MORTO!!!!" le rispose una voce calda alle sue spalle.Testè
ella si volse.....e vide Bob.Bob, il nuovo stalliere texano di casa Fernandez,
ex marinaio, ex galeotto, ex cowboy; era lì, come il più selvaggio
dei suoi stalloni, a petto ignudo, un coacervo di muscoli e sudore che quasi
facevano esplodere gli attillati calzoni che non solo i muscoli mettevano
in mostra. La mascella quadrata, gli occhi di giaccio, il sorriso di ghisa,
i capelli leonini, il collo taurino e il petto irsuto avevano portato all'ebollizione
i già tesi sensi della giovine, che rivolgendogli la parola mise ad
accarezzarsi."SPOGLIATI, GIOVINETTA!!" disse Bob.Milioni e milioni
di pensieri giunsero a conturbare la già sconvolta mente di Donna Maria.
"No, è peccato" "Quell'uomo mi sconvolge" "Mamma
non vuole" "Che gonfiore nei pantaloni" "E' così
rozzo" "Ma anche romantico" "Non sono ancora pronta"
"Sto ardendo di desiderio come la ghisa in un impianto siderurgico".
Ma senza quasi accorgersene stava già cominciando a togliersi i vestiti.
"CHE BEL CULO!!!" disse lui con una romantica voce calda e sensuale,
rimirando le di lei forme che traboccavano di una post-adolescenziale abbondanza.
Il suo seno si stava gonfiando per il desiderio, i suoi lamponi si inturgidivano
ergendosi alti verso il cielo, le sue candide cosce pudicamente chiuse nascondevano
l'incantesimo che si stava verificando. La sua bocca era umida per il desiderio,
e gli occhi socchiusi invitavano all'iniziativa.
Fu allora che Bob, con un repentino atto di forza, si stracciò di dosso
i pantaloni di cuoio riducendoli a brandelli e gettandoli in pasto ai cavalli.
Si mostrava così, in tutta la sua prorompente virilità, ovunque
muscoli bisunti e villosi sembravano poca cosa, di fronte al colossale dardo
d'amore di cui la natura benigna gli aveva fatto dono.
L'abbracciò, la accarezzò con impeto animalesco fino a farle
esplodere vari capillari, mentre l'estasi l'assaliva. Poi cominciò
a palparla ovunque, con tanto fervore da farne uscire il succo; lei pensava
"cielo, il paradiso non può essere tanto diverso". Poi le
introdusse venti centimetri buoni di lingua in bocca fino ai bronchioli, e
lei, non senza difficoltà, disse: "che bacio soave!!". Alla
fine venne scagliata su un covone di fieno e Bob con autorità, ruggendo
furiosamente, colse il fiore della sua purezza per la prima volta. Lei urlava
per il piacere, FORTISSIMO!!! Ma tutti pensavano che fosse un coyote. Bob
sembrava un treno impazzito, accelerava il ritmo fino a raggiungere livelli
poco credibili, ma ce la fece. Le loro gambe si intrecciavano e si strecciavano,
le mani accarezzavano sudate corpi su corpi, il petto di lei sembrava un campo
di battaglia, nulla di lei fu risparmiato, anche le gambe stringevano con
forza l'indomito stallone come in una corsa ad ostacoli. Poche ore dopo il
treno giunse a capolinea sbuffando e stridendo per l'attrito sulle rotaie,
mentre due gridi gemelli squarciarono il tranquillo cielo dell'imbrunire.
Allora, emergendo da un lago di sudore, Bob si prese ciò che era rimasto
dei calzoni e ignorandola si allontanò verso le stalle, mentre lei,
trafelata, sconvolta, scarmigliata, intontita, ansimante, sbuffante, devastata
ma romanticamente sognante, giacque per un ragguardevole lasso di tempo.
Da
quel momento i loro incontri si fecero FREQUENTISSIMI!! Tipo che lei andava
da lui alle sette, lui andava da lei alle otto, lei tornava da lui alle nove,
poi c'era un'oretta di riposino e poi OGNI MEZZORA!! e nessuno si accorgeva
di nulla, tanti erano gli anfratti e i saloni infrequentati per la grandezza
della Fazenda.
I loro incontri procuravano cambiamenti climatici via via più rilevanti,
tanto che il raccolto ne risentiva. Per recuperare il denaro perduto dovettero
affittare i padiglioni sei, otto e dodici dell'ala nord del complesso 4 bis
a nord della depandance, e i due amanti ebbero tre padiglioni in meno in cui
imboscarsi.
Ogni volta che i loro corpi e i loro spiriti si univano le mani di lui si
posavano sul suo (di lei) seno rigonfio e turgido per la passione. Le di lei
chiappe, sode come il marmo, e le cosce morbide e affusolate offrivano deliziosi
e allettanti momenti di gaudio allo stallone texano, indomito e fecondo come
un torello, ma senza le corna, eh!
Solo due mesi più tardi, quando la stagione dei coyotes era terminata,
qualcuno cominciò ad insospettirsi. La madre di lei non riconosceva
più in quel viso sbattuto e in quelle occhiaie nere come il petrolio
della Pampa la spensierata e felice bambina di un tempo. Questo pensiero fisso
la assaliva tanto da indurla quasi inconsciamente a frugare tra gli innumerevoli
cassetti dei tanti comò delle undici camere dell'unica figlia. Ciò
che ella trovò la lasciò quanto meno sbigottita: brandelli di
biancheria intima ovunque, centinaia di diari segreti tutti chiusi a chiave,
dozzine di completi di lingerie che sprizzavano peccaminosità da ogni
centimetro quadrato di pizzo, videocassette che recavano la scritta "Io
e Bob 1", "Io e Bob 2" fino a "Io e Bob 7456", oggetti
di dimensioni ragguardevoli!! Sulle prime Annunciapsion Magdalena credette
che ella si fosse creato un amichetto immaginario come spesso accade alle
bambine sole e un po' viziatelle, quando ecco che in un cassetto saltarono
fuori:
-n.1 paio di brache di pelle completamente lacerate;
-n. indefiniti capelli leonini raggruppati in ciocche;
-n. 1 confezione famiglia di "Condom de la Pampa";
-n.1 foto di Bob stesso con indosso niente di più che un orecchino
al naso.
Per
un po' la madre preferì nascondere negli antri del suo cuore questo
terribile segreto, ma una notte tempestosissima, con nugoli di fulmini e mucchi
di tuoni di potenza ragguardevole, lei torturata da incubi di spregevole insolitezza,
decise di levare il peso che opprimeva la sua coscienza rivelando tutto, anche
i particolari più scabrosi, al marito.
"CHI E' MAI QUESTO BOB?" urlò con gli occhi iniettati di
sangue e con voce stentorea papà Fernandez, il più grande latifondista
del mondo.
"AAARGH!!!" soggiunse con rabbia.
"MMIEUTGKDGVADFV!!!!!" pronunciò poi con veemenza.
Egli corse ad analizzare l'archivio della servitù, e al terzo piano
del secondo palazzo dell'archivio, al sesto cassetto di Bob, riconobbe la
foto di colui che aveva reso la sua bambina una donna consumata.
In un nanosecondo fu nella cameretta della figliola. Sudava e sbavava (il
padre).
Non trovandola, inebriato dall'ira, radunò in quella notte d'inferno
una moltitudine dei suoi servi fra quelli addetti ai linciaggi, e armatili
di fiaccole, fucili e forconi corsero per chilometri nella notte oscura fino
alla scuderia. Là una flebile luce accesa tradiva i due amanti.
Il paron fece irruzione col suo esercito di mercenari scalmanati; per un po'
seguì un imbarazzante silenzio, condito di srani turgori che riempivano
i calzoni di lavoro della servitù. Poi il padre, col volto paonazzo
trasudante di bava ignominiosa, sgranate le pupille cerulee, vomitò
le seguenti parole: "AHAHRHAHRIASDOPFHBA!!!"
"Come?" disse ansante donna Maria. "MALEDETTO DONGIOVANNI ,
giù le mani dalla mia bambina!!!" E Bob rispose laconico: "MO
VA A CAGHER!!".
Schiumante, il padre ordinò: "SQUARTATELI ENTRAMBI!!! Ma non fate
del male alla mia bimba!!".
I peones si gettarono sulla coppia, con intenti dubbi. Con immane violenza
Bob ne squarciò due e si servì del terzo per aprirne un quarto,
ma gli altri settecento erano troppi anche per lui. E così si fece
largo tra la folla brandendo la fanciulla come una Barbie usata, e salito
su Tornado, il possente e sudato stallone nero mai domato se non sotto l'effetto
di allucinogeni si tuffò come un demone nella notte.
La folla inseguiva proiettando ombre sataniche sulla pampa capeggiata da quel
pazzo furioso di padre Fernandez, il più grande latifondista del mondo.
Alla collina più alta i due piccioni si strinsero e, constatata l'impossibilità
di una via di uscita (la collina si protendeva infatti sul mare in tempesta),
si unirono lì per l'ultima volta.
Dopo circa due orette arrivarono i peones inferociti e inturgiditi, e scorsili
esplosero milioni di colpi sotto l'ordine di un demonicamente sbiellato Fernandez.
I due caddero. Lei fece appena in tempo a esalare le ultime parole: "Ti
amo, Bo....." "...B". E lui disse: "Fi....".
"Che cosa ho fatto" sì disse Fernandez. "I proiettili
costano."
Furono sepolti sul luogo stesso.
E ancora oggi, dopo svariati secoli, nelle notti di luna piena si odono lunghi
gemiti di amore e calde urla di piacere che si confondono con l'ululato dei
coyotes, del vento e del mare in tempesta.